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San Giovanni

Gruppo Teatrale Lavori "di" corsa

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Chiesa matrice di San Giovanni Battista

Costruita come semplice cappella intorno al 1300, dopo avere subìto continue modifiche nel corso dei secoli, la chiesa matrice di San Giovanni Battista assunse definitivamente la forma a noi oggi conosciuta nel 1828, quando fu completata l’importante cupola che sovrasta il presbiterio reggendosi su quattro robusti pilastri, con un’altezza di ben 32m. dal suolo. L’interno presenta un’unica navata centrale con due cappelle maggiori nel transetto e sei cappelle minori, di un temperato stile barocco, che si snodano lungo la navata stessa. Sulla volta tre grandi dipinti, ad opera di Francesco Colella da Nicastro, raffigurano i momenti salienti della vita del santo. Degni di nota, oltre alla statua marmorea del Battista, proveniente dall’abbazia di s. Eufemia Vetere posta nella nicchia sopra il portale maggiore, antichissime statue lignee quale il complesso della Madonna del suffragio e S. Caterina d’Alessandria, San Giovanni Battista e Sant’Antonio, quest’ultima scolpita sul finire del XVII secolo e un tempo appartenente al Convento dei PP. Cappuccini; una pala d’altare raffigurante l’ «Ultima Cena» di Giuseppe Pascaletti (pittore originario di Fiumefreddo Bruzio, CS) e un’altra tela raffigurante la Vergine del Rosario (attualmente in fase di restauro) nella cappella omonima. Più volte provata dagli eventi sismici, più volte, col concorso della popolazione la Chiesa Matrice è stata restaurata, ampliata e arricchita di arredi sacri di pregio. Dopo l’ultima sciagura sismica dell’8 settembre 1905 fu ultimata la decorazione della facciata che sovrasta l’antico portale rinascimentale. Nel 1999 l’architetto Natale Proto rifece l’altare maggiore caricandolo di simbolismi; la mensa, realizzata con 12 tipi di marmi diversi che rappresentano la comunità degli apostoli, poggia su un basamento di 12 blocchi di pietra grezza che richiamano le 12 tribù di Israele. Il marmo è la Chiesa perfetta e lucida del Nuovo Testamento, che pur si fonda sulle pietre grezze di quello Antico. Nel paliotto, sempre opera del Proto, ancora simboli; due circonferenze dorate, sulla maggiore sono ripresi il corpo e le zampe di un agnello in un roveto, richiamo all’ antico testamento.

La testa dell’agnello, simbolo del Cristo, sconfina, unica, nella circonferenza minore.

Tutto appare a sé stante, ma tutto è legato.

Nella Chiesa è conservato anche un organo settecentesco, attualmente in restauro. 

Cristina Funaro

Altro Info                                                                                                                Galleria Fotografica

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