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Si è spento a Roma, il 21 aprile scorso, Giuseppe Mario Pontieri, illustre concittadino nocerese e professore Emerito di Patologia Generale all’Università Sapienza di Roma. Mario Pontieri era figlio del grande medievista Ernesto Pontieri (Nocera Terinese, 4 settembre 1896 – Roma, 4 maggio 1980), Magnifico Rettore dell’Università Federico II di Napoli (dal 1950 al 1959) e dell’Università de L’Aquila (1967-1972).

Mario POntieri3Giuseppe Mario Pontieri era nato a Nocera Terinese (CZ), insieme al gemello Gregorio (morto pochi giorni dopo il parto), il 3 settembre 1927 dove era cresciuto, dopo la morte della madre causata da una sepsi puerperale, presso i nonni paterni prima di essere trasferito a Catanzaro e affidato alle cure della zia materna. Nel capoluogo trascorse i primi otto anni di vita frequentando con profitto le prime classi della scuola elementare. Era solito soggiornare per brevi periodi col padre a Napoli. E  proprio in uno di questi soggiorni partenopei si ammalò di difterite (1933) rischiando di morire. Come egli stesso racconta: «fui tra la vita e la morte, con conseguente ulteriore travaglio spirituale di mio padre, che dovette certamente sentirsi in un certo senso corresponsabile del rischio che avevo corso».

A Napoli si trasferì definitivamente nel 1936 perché «si era reso libero l’appartamento, nel quale egli [il padre] occupava in precedenza una camera, lo aveva mobiliato e reso idoneo alla mia accoglienza». Il periodo napoletano aveva impresso nei ricordi del giovane Giuseppe Mario l’impronta dell’esempio del genitore «che riuscì ad essere per me anche un grande amico e confidente». Tanto da dormire nella stessa stanza dove Ernesto «aveva fatto collocare una scrivania in modo che alzandosi quotidianamente alle 6 del mattino, poteva mettersi al lavoro» e seduto alla quale il figlio lo trovava al risveglio.

È più che probabile che quel ricongiungimento spingesse Pontieri padre a recuperare amorevolmente il tempo del forzoso distacco tanto che, nonostante i numerosi e gravosi impegni accademici e culturali (era subentrato da poco sulla cattedra di Storia Medioevale e Moderna al suo grande maestro Michelangelo Schipa), riusciva a ritagliarsi quotidianemente uno spazio per stare col figlio e passeggiare nel ‘ventre di Napoli’ alla scoperta dei suoi tesori: «una chiesa, o un edificio di interesse storico dei quali egli mi illustrava le bellezze artistiche».

A Napoli sotto la guida paterna, Giuseppe Mario, aveva compiuto gli studi prima di perfezionarsi all’Istituto Pasteur di Parigi, un centro di eccellenza europeo per le indagini virologiche e immunologiche e all’Istituto di Igiene della Rheinische Friedrich-Wilhelms Universität Bonn, sistemandosi poi alla Sapienza in cui presto divenne Professore Ordinario di Patologia Generale. La fama di scienziato lo portò non solo a formare diverse generazioni di medici ma a continuare nella ricerca con quel metodo fatto di una «meticolosità quasi puntigliosa» ereditata dal padre per sua stessa ammissione: «nell’elaborazione dei suoi scritti dimostrava una meticolosità quasi puntigliosa nella ricerca delle parole e delle frasi più idonee a tradurre in essi il suo pensiero. Oltre a rivedere, modificare o correggere quanto aveva scritto in precedenza, o a fare sui fogli dei ‘collage’ con appunti presi nel corso della giornata».

Lo testimonia, del resto, il messaggio di profondo cordoglio apparso sul sito web dell’università capitolina lo scorso 21 aprile per ricordarne la passione civile e la figura di scienziato di caratura internazionale, a firma del preside della facoltà di Farmacia e Medicina, Professor Carlo Della Rocca e della Preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria, Professoressa Antonella Polimeni.

Mario Pontieri era un intellettuale a tutto tondo, elegante e raffinato, un conversatore colto, sensibile e instancabile, uno studioso acuto tanto da essere insignito il 16 gennaio 1993, a coronamento della lunga carriera medico-scientifica, della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Scienza e Cultura della Presidenza della Repubblica. Oltre alla docenza e alla ricerca (portata avanti anche in prestigiose università europee e americane) ha ricoperto numerosi incarichi culturali e nel ventennio 1976-1996 è stato componente del Consiglio Superiore di Sanità coadiuvando l’azione del Legislatore nelle politiche di prevenzione immunologica. Era, inoltre, socio dell’Accademia Pontaniana di Napoli, socio emerito della Società italiana di Patologia e Medicina traslazionale e autore di numerose pubblicazioni in campo medico di elevato spessore scientifico. In particolare del Trattato di Patologia Generale e Fisiopatologia Generale di cui curò le prime cinque edizioni, dopo averlo fondato.

A Roma nel 2002 aveva ricevuto il premio «La Calabria nel mondo» riservato ai Calabresi illustri 'sparsi in ogni angolo della terra' con la seguente motivazione: «Nelle ricerche di Patologia e Immunologia, con la conseguente espansione nella Farmacologia, Giuseppe Mario Pontieri un maestro per studi e applicazioni» conferitogli dall'Associzione C3 International (Associazione Internazionale Calabresi nel Mondo).

Delibera

Nei giorni 29 - 30 maggio 2014 fu per l’ultima volta a Nocera Terinese. Lo avevo invitato, congiuntamente alla professoressa Lucia Bonalumi, in occasione della celebrazione del convegno finale col quale si chiudeva il progetto didattico sulla figura di Ernesto Pontieri. Partecipò all’evento con una relazione lucida e puntuale (poi consegnata agli atti del Convegno) dopo un lungo viaggio da Roma alla guida della sua autovettura, praticamente alla vigilia dell’Ottantasettesimo genetliaco. Quell’invito lo aveva reso particolarmente felice perché tornava a Nocera dopo qualche anno di assenza a causa di problemi di salute suoi e della moglie. Nocera gli era rimasta nel cuore: dalla giovinezza fino al conseguimento della laurea, con l’eccezione degli anni della guerra, insieme al padre vi faceva periodicamente ritorno per «trascorrere le vacanze natalizie e quelle estive» e questo era il motivo principale che lo spingeva ad amare il paese natio dove «ho avuto la fortuna di stringere sincera e grande amicizia con molte persone».

E a quella Nocera ritornava puntualmente ogni anno anche dopo la morte del padre (1980) «a deporre un fiore sulla sua tomba nella nostra cappella». Una cara abitudine che nel 2014 sperava di poter riprendere «prima che anche io trovi definitiva residenza nella suddetta cappella».

Con Mario Giuseppe Pontieri scompare un grande intellettuale, un grande scienziato e soprattutto un grande nocerese: egli non solo era nato a Nocera ma ne era diventato anche cittadino onorario sempre nel 2014, «in segno di alta considerazione per l’intensa attività scientifica, umana, sociale, morale svolta e che ancora svolge». Un atto che ne ha inteso suggellare eternamente l’autentica noceresità!

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