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FOTO ARTIn questi giorni di silenzio e di forzata solitudine ci siamo posti decine di interrogativi, forse a causa della paura  del contaggio, forse perchè abbiamo avuto modo di scoprire mondi nuovi o la possibilità di riflettere su quelli passati.

C'è stato che ha riflettuto con le immagini, chi lo ha fatto attraverso un pensiero inseguito in una canzone o in una frase celebre, chi ancora facendo deserto delle proprie passioni e infine c'è stato anche chi ha ceduto all'inedia!

Ognuno, però, ha contribuito a scrivere una storia del tempo di crisi. Questa crisi che ha sorpreso Stati e Nazioni ma anche singole comunità e che, dopo aver a lungo boccheggiato o, secondo il lessico giornalistico, navigato a vista, abbiamo fronteggiato nel migliore dei modi possibili. Nonostante l'impietoso numero dei decessi e l'esplosione del contaggio in Lombardia che non accenna affatto a ritornare entro i cosiddetti livelli di guardia.

In questo tempo di silenzio si è riflettuto su tutto, sui grandi temi e sui problemi di ogni giorno, sui misteri della fede moltiplicando i calvari ed i sepolcri sull'esempio di Francesco sempre molto partecipe della pietà del popolo. A differenza di certa Chiesa che ha peferito continuare a parlare inutilmente anche quando il Papa stesso suggeriva un più salutare silenzio!

Per un attimo, un attimo solo naturalmente, siamo stati tutti epidemiologi, a seguire virologi, politici, economisti e, quando le scosse telluriche hanno risvegliato la paura, siamo diventati in un attimo tutti sismologi e vulcanologi. Poi storici, esperti delle tradizioni e climatologi col web. Nonostante sapessimo bene che le forze della natura sono imprevedibili e, soprattutto, la loro 'ira' inarrestabile. Come avrebbero scritto le cronache di qualche secolo fa, o come i nostalgici dei roghi non hanno perso neppure questa occasione per tacere!

La natura è madre ma è anche matrigna e quando scatena le sue forze non serve a nulla la ragione. Ci vuole l'istinto, quella della sopravvivenza perchè la loro carica di irrazionalità spesso annichilisce. Abbiamo aspirato a diventare novelli Archimede o elucubrare teorie complottiste da buoni Soloni. Lo sappiamo, lo sappiamo bene che tutto ciò non serve a nulla  ma è la malattia umana, lo spleen, la noia esistenziale che ci spinge a dar fiato alle trombe anche senza spartito.

Siamo stati nel coro dei consensi, spesso in quello del dissenso, il più delle volte abbiamo invocato come scudo la terzietà di giudizioa giustificare il diritto - oramai trasformato in obbligo morale - di ostentare una libertà che ci consenta di metter becco su tutto. É lo sport italico preferito: la tuttologia ammantata di dietrologia.

Ora l'emergenza si avvia alla fase risolutiva, quella in cui piano piano tutto tornerà alla normalità, tutto si ricomporrà, tutto riprenderà forma. Ma ci si augura con una coscienza nuova, almeno nell'immediato.

Infatti, dovrà trattarsi per forza di una normalità nuova che non si è mai sperimentata sino ad ora; fatta di attenzioni, contenimenti e distanziamenti ancora più stringenti! Se è vero che non hanno imposto dei veri e propri cordoni sanitari (rendendosi corresponsabili della carneficina lombarda peraltro) è altrettanto vero che ci hanno chiesto un sacrificio troppo alto per poter saltare il fosso: quello di rinunciare agli atti minimi della quotidianità che opportunamente controllati ci avrebbero educati al vero distanziamento: quello che incomincerà probabilmente il 4 maggio.

Ancora però siamo in volo sopra il fosso (baratro): a breve atterreremo e lo faremo senza rischio se non ci lasceremo prendere dal panico di voler riottenere tutto e subito! Perchè il Covid-19 è subodolo e, come è stato ampiamente sperimentato, agisce in silenzio. La ripresa, se ci sarà, non potrà che prevedere uhn reinserimento graduale garantendo, primariamente, i corridoi sterili per i servizi e quelli per i lavoratori della grande industria. Bisogna rimettere  subito in moto le industrie mettendo mano alle produzioni per tornare a produrre pil.

Questo implica garantire una mobilità controllata e quanto più possibile sicura, solo in una ulteriore fase si potranno riaprire, via via, scuole e università perchè il nostro sistema ha dimostrato di non essere sufficientemente pronto per la didattica a distanza e non oso immaginare cosa potrebbe succedere con gli esami.

Analogamente si dica per la riapertura degli uffici in cui è opportuno garantire il distanziamento sociale a tutela del lavoratore e dell'utente e fornire quei mezzi di protezione che la legge regionale impone ma che non possono gravare esclusivamente (visto il lievitamento abnorme dei costi) sui bilanci familiari!

La ripresa economica deve passare anche per la riapertura delle piccole attività artagianali e dalla riapertura controllata della rete commerciale ferma da troppo tempo.

Solo così finirà la pandemia e i medici, i veri eroi del momento e allo stesso tempo croce e delizia del genio italico, potranno studiare più a fondo le mutazioni genetiche del virus per approntare vaccini e mezzi di contrasto e, soprattutto le dinamiche di diffusione per prevenire possibili ricadute e prontamente spegnere nuovi focolai.

Bisogna però, prima di tutto, dare dimostrazione di aver acquisito una nuova coscienza civica che faccia del rispetto personale e, soprattutto, di quello delle regole i valori cardini della nuova normalità, altrimenti tutto questo non sarà servito a nulla!

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