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1Ai primi di marzo del 1949 il Parroco della Chiesa della SS.ma Annunziata di Nocera, D. Francesco Adamo, a nome di un Comitato all’uopo formato, annunciava una raccolta fondi per il completamento dei restauri della piccola Chiesa.

Dalla lettera indirizza ai fedeli che, per ben due volte, esorta la popolazione con l’evocativo ‘Fratelli’, non si evince a quali lavori di restauro si riferisca. Probabilmente erano quelli iniziati già nell’orami lontano 1913, a seguito dell’ampliamento della strada, e conclusisi negli anni Venti.

In quell’occasione, ricorda Ignazio Ventura testimone degli eventi, la parte anteriore della Chiesa fu sventrata e della pristina architettura rimase ben poco. «La chiesa fu completamente rifatta ed allungata nella parte posteriore» grazie alla donazione di un terreno da parte dello stesso Ventura.

I lavori furono resi possibile grazie all’obolo dei fedeli, specie quelli raccolti tra gli emigrati oltre Oceano, e grazie anche alle donazioni del Parroco che, come ricordavano i più anziani, era particolarmente legato all’edificio sacro e, soprattutto, all’Addolorata. Inoltre profondeva particolare cura pastorale per la celebrazione dei riti quaresimali in suo onore.

Seppur terminati i fondi restava l’«ardente desiderio di procedere alla costruzione di una artistica prospettiva in marmo e campanile» per completare l’opera di abbellimento i cui risultati più evidenti erano costituiti dalle decorazioni nell’area presbiteriale (e non solo) dei maestri Zimatore e Grillo di Pizzo. Del resto anche il concomitante scoppio del conflitto aveva a tal punto aggravato la situazione da impedire all’Adamo di ‘compiere il voto’.

Sicché «cessato il favore delle armi» ritornava prepotente il bisogno (allora, come ora nella surreale Pasqua appena trascorsa) di «rendere un solenne ringraziamento alla cara Nostra Madre Maria Santissima Addolorata» a cui naturalmente non era mancata la supplica, anche ‘pubblicamente’ durante gli anni di pericolo. E non era mancata la preghiera per la tutela della popolazione (per lo più donne, bambini e anziani, e per i concittadini soldati costretti ad abbandonare gli affetti più cari per servire al fronte la Nazione.

Non era neppure ritenuto vano il sacrificio di chi purtroppo non aveva più fatto ritorno a casa, specie coloro che – ne era sicuro il vecchio Parroco – nell’ora «suprema, avranno invocato [Dio], col dolce nome di Maria».

Ma al di là dell’aspetto fideistico c’era anche una forte componente storico-tradizionale molto importante in questa nuova ‘chiamata alla contribuzione’. Da circa quattro secoli (anno più, anno meno o secolo meno ma non secolo più non sappiamo con esattezza) «quell’immagine della Pietà è venerata nella Chiesa suddetta». E a quel culto erano (e sono) legati moltissimi ricordi, oltre che le tradizioni ben conosciute. E anche tutte quelle liturgie individuali evocate nei giorni scorsi. Così come numerose storie di grazie ma, soprattutto, di consolazioni.

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Sono questi motivi più che validi per invocare offerte generose affinché «la prospettiva ed il campanile siano degni del Santuario». E a contribuire sono chiamati tutti, nessuno escluso. Ciascuno secondo le proprie possibilità. Perché «tutti, poveri e ricchi, possono qualche cosa», in cambio di quella ineguagliabile protezione materna che solo Lei, Maria Santissima Addolorata, può assicurare.

Il 4 marzo 1949 si avviò, allora, quella raccolta e dopo 6 anni circa Ignazio Ventura, a compimento di quel processo, poteva scrivere: «In questi ultimi mesi è stata portata a termine la bella facciata con la scalinata, su progetto dell’ing. Federico Ventura, in travertino lavorato: il tutto ad opera del nominato Parroco…» e della consueta generosità del popolo nocerese!

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