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"Si conclude stasera con l’ultimo incontro sui canali social (Facebook e YouTube) la rassegna video documentaria ideata e realizzata dall’Associazione Culturale “Lavori di Corsa” e da NoceraTerinese.com di Nocera Terinese. Il titolo scelto, nella sua semplicità (Antichi riti della Settimana Santa a Nocera Terinese), dipana un percorso plurisecolare, un vero e proprio viaggio nella memoria per rivivere, virtualmente a causa delle norme restrittive anti CoVid, momenti del passato che diventa memoria e può essere condivisa attraverso la sapienziale mediazione degli esperti che, nel corso dei passati venerdì di quaresima e durante questa settimana santa, hanno guidato, e guidano, la riflessione collettiva sul passato nocerese" è quanto si legge in una nota dell'Associazione Culturale-Teatrale "Lavori di corsa". 

"Nocera - si legge ancora -  è il paese in cui si svolge da tempo immemore l’antico rito dei vattienti, organico ad un complesso rituale che comincia con il mercoledì delle Ceneri, viene scandito dai venerdi in onore dell’Addolorata e termina coi riti della settimana santa. Dalla domenica delle palme sul paese cala un’aura di spiritualità che rende ieratico ogni gesto; il tempo si ferma e i riti possono riannodare il presente con un passato forse mitizzato ma sicuramente stigma dell’identità nocerese e sua radice".  

"Abbiamo chiesto - precisano - al presidente dell’Associazione, Antonello Vaccaro, quando è nata l’idea di questa rassegna. "L’idea della rassegna è nata già lo scorso anno per dare una risposta di senso al vuoto causato dalla pandemia che ci ha privato dei nostri riti senza che neanche ce ne accorgessimo. In quell’occasione abbiamo improvvisato una prima diretta autogestita e autoprodotta per parlare dei nostri riti. Da li ha preso le mosse il nostro format #documenTiAmonocera un talk con l’esperto per discutere le più importanti problematiche storiche e artistiche del paese. I successi di pubblico ci hanno incoraggiato ad andare avanti e, avvertendo che si profilava una seconda Pasqua senza riti, abbiamo progettato questa seconda rassegna, curandone ancora di più i dettagli ma soprattutto coinvolgendo nel nostro progetto alcuni esperti, dal prof. Franco Ferlaino, uno dei massimi esperti del rito dei Vattienti e autore dell’unica monografia in proposito, al dott. Gianfranco Solferino, esperto storico dell’arte che ha curato brillantemente l’incontro sull’iconografia della Mater Dolorosa (l’Addolorata) attribuendo la realizzazione della Pietà nocerese, un vero capolavoro, al grande artista Giacomo Colombo, ad Antonio Mendicino, esperto videomaker e al dott. Gianfranco Donadio, esperto di tradizioni popolari e di documentari sulla storia e sulle tradizioni della regione. Si tratta – sottolinea Vaccaro – di un percorso a KM zero e soprattutto a costo zero, perché con un po’ di buona volontà si riescono a fare cose egregie, divertendoci anche. Grazie infine ai conduttori delle puntate, dal nostro decano, Salvatore Filandro il cui entusiasmo è veramente contagioso, ad Alessandro Pezzi e alla professoressa Giovanna Russo che, con la loro competenza, hanno alzato notevolmente la qualità del progetto". 

"Mentre - proseguono - ad Antonio Macchione, componente dell’Associazione. abbiamo chiesto perché questa rassegna: "Si tratta di un percorso – ci ha detto Macchione – che abbiamo costruito per approfondire la conoscenza non solo della parte più controversa degli ultimi settant’anni del rito attraverso la poco nota videodocumentazione coeva e sino a metà degli anni ’80, ma anche si sono voluti approfondire altri due aspetti: quello connesso alla storia dell’arte per fare chiarezza definitivamente sull’origine della Pietà nocerese, un capolavoro di grande bellezza artistica e quello della riflessione storico culturale    sul Gesù storico, un tema molto caro all’immaginario comunitario. In quest’ultimo caso un grazie particolare va a Don Antonio Costantino, Don Francesco Santo e a Sua Eccellenza il Vescovo, mons. Giuseppe Schillaci per il loro qualificato contributo e per aver sposato il nostro progetto". 

GRANDE FESTA

lavoridicorsaritornano

Siamo nella Nocera del 1611: Padre Antonio da Paterno, forse visitatore nel Convento dei Cappuccini di Nocera, registra testimonianza di una antica controversia che vende coinvolto un signorotto locale scagliatosi contro la giovane famiglia dei frati cappuccini, che si erano da poco stanziati sulla collina che sovrasta il paese.

A raccontare la vicenda, via vocis oraculo, come si diceva, era tale Marco da Gaeata, un laico dimorante nel convento nocerese (probabilmente un converso), che aveva abbracciato 'la regola' da 32 anni circa.

L'astio era di antica data (1583) e oltre al furto dell'acqua dei monaci ('a prisa i monaci) si concretizzava in un continuo mormorio contro i santi uomini di Dio che tuttavia desistevano dal controbattere. Tuttavia, a scatenarsi contro il malcapitato fu l'ira divina che, in poco meno di un mese, lo toccò nell'osso (come successe anche a Giobbe) privandolo degli affetti più cari.

Sicché, desolato e affranto, il gentiluomo per riappacificarsi col cielo, il Santo Padre Franceso e Sant'Agostino, fece ammenda cominciando a beneficare i santi monaci e riconciliandosi con loro:

«Il Padre fra Marco da Gaeta laico vecchio d’anni trentadui nella religione, con giuramento riferisce qualmente circa gli anni del Signore 1589 stando lui di famiglia nel nostro luogo di Nocera, era in detta terra un gentil’huomo, il quale, perché passava per la sua possessione l’acqua che veniva al luogo dei frati, era tanto concitato contro i poveri frati, et gli avea presi così soprastomaco, che non faceva mai fine di mormorare qualunque volta le veniva l’occasione, maledicendo il giorno e l’ora che i Capoccioni vennero ad abitare in quella Terra. Le quali tutte cose i frati sentivano, et sopportavano con patientia, aspettando che la divina paterna mano correggesse un lor sì aperto nemico; la quale invero non fu tarda, ma in maniera si stese sopra il capo del suddetto gentil’huomo, che oltre infinite disgrazie, toccandolo più al vivo, in un mese li fè perdere con la morte dei suoi più cari, la moglie il figlio et la madre; qual tocco risentendo il misero, et accortosi del suo errore se n’andò nel monastero et chiamati li frati, piangendo et lacrimando, si buttò inginocchioni innanzi a loro, dicendo: "Padri, dico la mia colpa dell’ingiurie et offese fattivi per l’addietro, vi prometto buona emenda per l’avvenire, piacciavi perdonarmi et pregare il Signore, et il Padre S. Francesco che mi lievi di sopra la mano ultrice; già un altro gentil’huomo fui castigato da S. Agostino, pochi giorni fa, perché offendeva i suoi frati; adesso S. Francesco flagella me, perché son stato nemico dei frati suoi". Li frati l’accolsero benignamente, et pregorno di buon cuore il Signore per quello loro adversario, il quale per l’avvenire divenne molto divoto et benefattore dei frati né li fece per il passato tanto male, quanto per l’avvenire li fece del bene».

L'episodio, al di la dell'intento parenetico, stigmatizza una situazione di notevole disagio per l'istituzione monastica costretta a subire le angherie delle aristocrazie locali e l'ostracismo nel godimento di un diritto legittimo. Così come avveniva anche ai frati agostiniani di Campodorato (come si apprende dalla stessa carta) e a quelli di San Francesco come si avrà modo di raccontare altrove.

Che la faccenda fosse particolarmente delicata e di  difficile risoluzione ce lo dimostra la copia autentica di atto pubblico coevo col quale si stabilisce, pena il pagamento d’una multa di venti carlini, l’esclusivo uso dell’acqua sia da parte dei Frati Cappuccini sia dei Minori Conventuali, i cui possedimenti erano siti poco più a valle del Cenobio cappuccino. La vertenza iniziata intorno al 1583, si era protratta per oltre un biennio (1585) pur se qualche turbativa continuò almeno sino al 1589 quando sembrano placarsi definitivamente le molestie.

«Frater Joannes Magister Forarius (sic) Alfaran, Guberantor Baliatus S. Eufemia. Alexander Pintais Capitanus Terre Nuceriae et seu Magnifico Gerolamo De Luca Locumtenens.

Significamo a tutti Frati Giurati, tutti servienti di questa Corte, qualmente al ricevere della presente se voglia conferire ne luoghi publici soliti e consueti di detta Terra, et in quamlibet buttar bando et riferire siccome noi per questo ordiniamo, et comandiamo che nessuna persona presuma né ardisca di deviare l’acque quale va alli Monasteri dè Capoccini et S. Francesco di Assisi di questa terra, ne quella divertere in loro comodità, ma lasciarla passare per l’acquidotto ordinario che passa detta acqua per potersene servire detti Monasteri, in beneficio dè quali è stata detta acqua; e non si facesse da nessuno il contrario sotto pena de’ carlini quindici per ciascheduna volta, che la devieranno, di applicarseli alla Balial Corte. Datum Nucerie die primo di Giugno 1585. De Luca Locumtenens. Nicolaus Nano Actuarius.

Banno che nessuno devii l’acque che vengono alli Monasteri de’ Capoccioni e di S. Francesco. Die vero Mensis Iunii 1585, Nuceriae. Franciscus Buccy (Sic) Serviens cum juramento retulit mihi subscricto actuario hodie predicto die retroscriptum bannum ut jacet pubblicasse et praeconitasse (sic) per totam, terram Nuceraie alta et intelligibile voce more preconis ut juris et moris modo et forma sibi commissis presentibus pro testibus Magnifici Joanne Aloisio de Castellis, Aloisio Micheja, Joseph de Alvio, Jerolimo Pirilla et Aloisio Galletta et aliis et in fidem».

Continuiamo l’itinerio di riproposizione dei canti amorosi del nostro passato:

Chiavuzza de stu core fida, ferma / Dilicateddhra mia cchiu de la parma, / Iu t’haiu amatu cumu petra ferma, / Iu criu ca su tue core non m’inganna; / la gente tra de nue mintenu guerra; / tenetilla cu mia, chine parre parre. / Tannu ti lassu iu, gioiuzza mia, / quannu muartu sugnu sutta terra.

Chiave del cuore, fidata e salda, ma anche delicatissima e pura più della palma il cui esile fusto oscilla sotto le violente raffiche di vento. Io ti ho amato e ti amo sì saldamente che il nostro rapporto si fonda su solide fondamenta.

Numerose sono le metafore che si intrecciano nei versi iniziali della canzone quando l’amata è paragonata all’unico chiavistello che apre le porte del cuore dell’amato, rievocando versi assai noti del Cantico dei Cantici: “Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio della porta e un fremito ha sconvolto le mie viscere”, con tutto l’apparato di richiami allusivi alla sfera sessuale che ne consegue.

In questo caso, però, non si tratta di un amore volgare in cui l’unione dei corpi e la sola prospettiva possibile ma si è in presenza di un rapporto depurato da ogni doppio senso che si connota per la saldezza del cuore e della virtù. La palma, in questo senso, diventa segno di un martirio che evoca l’attentato di forze ostili alla verginità integrale dell’amata il cui sacrificio con la conseguente effusione del sangue per la vita si potrà consumare soltanto nel talamo nuziale. Il richiamo, in questo caso, non può che essere, allora, quello all’iconografia cristiana in cui sante martiri come Caterina d’Alessandria o Lucia da Siracusa vengono rappresentate con la palma in mano per aver mantenuto salda la virtù dinanzi all’insidia dei pagani: non solo la virtù fisica ma, soprattutto, quella del cuore.

Il canto continua con la celebrazione di un amore solido, che affonda le proprie radici nella roccia come sottolinea una nota pericope evangelica in cui il timorato di Dio, al contrario dello stolto, costruisce la propria casa sulla roccia perché sa che nonostante straripino i fiumi e si abbatta la tempesta, quella casa rimarrà salda e incrollabile! Così come l’amore che non può essere affatto scalfito dalla maldicenza di chi pone il tarlo del dubbio tra i due innamorati. E forse proprio per questo il canto è stato composto!

Ai tentennamenti dell’amata, dubbiosa e fiaccata dalla sfiducia, l’amato prova a calmare l’intimo palpito mostrandosi vicino e soprattutto premuroso oltre che follemente innamorato, assicurandola del fatto che lui non la abbandonerà mai, qualsiasi cosa accada!

E non la lascerà mai perché essa è la sua piccola gioia in una vita di stenti; un sorriso in mezzo a tanto dolore; un porto sicuro nella tempesta in cui trovare pace e riposo. Per questo, al lei, non si può non giurare che amore eterno, poiché, come rivela ancora un versetto del Cantico dei Cantici: “forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, le vampe di Jhwh!”. Neppure le acque del diluvio possono travolgere la purezza di quel sentimento e tutto l’oro del mondo non basterebbe a corromperlo, asservendolo a bassi istinti.

Un tempo, e in parte ancora oggi, l’innamoramento si declinava attraverso la schermaglia amorosa fatta di queste velate allusioni ed esplicite (ma più caste) certezze, mentre montavano gli elementi ostativi instillando, malignamente, il tarlo del dubbio. Del resto, si sa che la calunnia è un venticello leggero, quasi impercettibile, ma assai devastante. E tanti amori sono falliti a causa di questo vento in una società nella quale l’apparire conta – ahinoi – più dell’essere!

di Antonio Macchione

Vi sono date, come quella odierna, che hanno per le piccole comunità paesane una grande importanza. In genere esse coincidono con le maggiori festività liturgiche quando i cittadini si ritrovano a far memoria dei tempi passati spesso ignorandone i motivi. Ciò tuttavia non allenta la tensione identitaria che attraversa queste ricorrenze, che li anima e che spinge a dare qualche risposta ulteriore alle consuete domande di senso che, anche nelle chiacchiere di quattro amici al bar, si ripresentano e si inseguono spesso esser poter ricevere alcuna risposta.

E a soddisfarle non è necessaria neppure la nefasta – in questi casi – mitopoiesi di avventati cronisti, né la solerte elucubrazione di braccia evidentemente sottratte all’agricoltura che si avventurano in campi non di loro pertinenza ridisegnando la geografia delle competenze e dei mestieri in cerca di like consolatori! Ma tant’è: il piacere è figlio dell’affanno avrebbe detto Leopardi, anche quello riconducibile all’egotismo intellettualoide di chi ripropina periodicamente storie sbagliate non riuscendo a vedere che, al di la del proprio naso c’è un modo diverso e sicuramente molto più problematico di come lo si pensa.

Con un salto indietro andiamo ad una mattina (o anche un pomeriggio, non saprei bene) del ventisette aprile 1852. La Beneficienza comunale si trova a varare una variazione di bilancio nell’esercizio corrente per giustificare un intervento ministeriale risolutivo per fronteggiare un lavoro extra-ordinario oramai resosi inderogabile. Si tratta del restauro della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, eponima del rione, gravemente danneggiata, dalle calamità naturali e dall’inclemenza del tempo che ne hanno prostrato la struttura.

Ciò che nel documento allegato è definito come ‘stabilimento di Beneficienza Comunale di Nocera’ appartiene a quegli enti introdotti dalla legislazione di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat per il riordino delle strutture della beneficenza pubblica. Infatti, coi regi decreti 31 luglio 1806 e 13 settembre 1808 fu attribuita al Ministero dell’Interno la competenza sulla vigilanza degli ospedali civili, dei soccorsi, degli stabilimenti di mendicità e di beneficenza. Il Ministero esercitò questo potere attraverso i ‘Consigli degli ospizi’, stabiliti in ogni capoluogo di provincia e le Commissioni amministrative. Il regio decreto del 16 ottobre 1809 istituì, infatti, in ogni provincia del Regno un Consiglio generale di amministrazione della beneficenza incaricato della sorveglianza degli interessi di ospizi, ospedali ed altri stabilimenti di beneficenza esistenti nei comuni e destinati al sollievo dei poveri, degli ammalati e degli esposti. Il Consiglio, presieduto dall’Intendente, istituiva in quei comuni ove fosse ritenuto opportuno la Commissione amministrativa di beneficenza o “Commissione degli ospizi”, con compiti di amministrazione diretta dei beni e delle rendite degli stabilimenti locali, esercizio dei diritti ed esazioni, cura degli introiti e delle spese. E a Nocera lo stabilimento locale della pubblica beneficienza era organico alla Chiesa di Santa Caterina e, sin dall’ultimo scorcio del Medioevo, si presentava come un ente caritativo-assistenziale ben inserito nel Charity network regnicolo.

La Commissione, naturalmente, era formata dal Sindaco e da altri esponenti della pubblica amministrazione i quali in collaborazione con ben quattro esperti: Pasquale Sirianni e Tommaso Pirri (muratori) e Antonio Gigliotti e Pasquale Maletta (falegnami), sottopongono il manufatto ad una attenta ricognizione per la quantificazione dei danni da cui scaturisce il relativo computo metrico preventivo con l’indicazione degli importi relativi alle riparazioni necessarie. Una relazione da sottoporre, chiaramente, all’approvazione dell’Intendente di Nicastro e del Ministro dell’Interno del Regno che avrebbero istruito la pratica e concesso il finanziamento relativo.

È facile per i periti individuare le cause della ‘ruina’: terremoti e altri eventi simili hanno provocato evidenti crepe nelle mura, specie nella loro parte inferiore tanto è vero che ne risulta minacciata la statica dell’intero edifico. Vi sono poi abbondanti infiltrazioni d’acqua dal tetto che hanno corroso le travi del soffitto: le stesse infiltrazioni hanno provocato anche la marcescenza delle assi che sostengono le tegole (tigilli) provocandone la caduta. Infine, financo la porta si presenta totalmente danneggiata nella parte inferiore anzi, dalla descrizione, sembra essere ridotta a brandelli!

Ciò, con buona approssimazione, consente di ipotizzare una chiusura al culto della Chiesa, previa asportazione degli arredi liturgici di pregio e delle statue per preservarne l’integrità! Con tutto ciò che ne consegue per il culto e la pietà popolare.

Si tratta di una situazione insostenibile a cui si deve porre subito rimedio per scongiurare il peggio. Ed ecco che gli esperti preparano l’elenco di tutto ciò che occorre per l’integrazione del pietrame del muro laterale; la riparazione del soffitto, della copertura e della porta. Si tratta di un elenco dettagliato con le relative voci di spese e i costi della manodopera necessaria all’avviamento del cantiere di restauro.

Quello trascritto è un documento molto interessante perché mostra l’organizzazione del cantiere (o dei cantieri) mettendo in evidenza quali fossero i diversi compiti della manodopera impiegata, sia maschile che femminile, i materiali utilizzati e le fonti di approvvigionamento.

Anche le donne partecipano all’opera edilizia e vengono impiegate – non faccia specie questo – come mezzo di trasporto per la sabbia, le pietre, in particolare le savurre, l’acqua, le tavole e quanto altro necessario al rifornimento dei muratori. In particolare per i tre cantieri previsti occorrono 15 muratori, 11 manipoli (i manovali), quattro falegnami (da intendere come carpentieri) e due maestri (uno per la porta, uno per la copertura).

Il costo della manodopera incide sul totale previsto per poco più di un quinto: rispettivamente D. 10:55 per quella maschile e D. 3:70 per quella femminile. I muratori sono quelli più pagati con grana 40 a cottimo, mentre ai falegnami (carpentieri) vanno 30 grana e ai manipoli soltanto 25. Le donne trasportatrici ricevono un compenso a cottimo di 10 grana soltanto; una enorme disparità e discriminazione in quanto proprio quest’ultime compivano i lavori più usuranti e pensanti all’interno del cantiere.

I quattro quinti del totale erano invece impiegati nel reperimento dei materiali e per il loro trasporto come lascia intendere la voce di spesa per la calce dove si specifica che nel costo previsto era incluso il trasporto dalla calcara, evidentemente fatto con altro tipo di vettore: mulo o carro.

Allora, per non dimenticare e per coltivare correttamente il culto della memoria, mentre si festeggia la ricorrenza liturgica di Santa Caterina d’Alessandria, particolarmente venerata a Nocera, bisogna porsi qualche altra domanda e fare qualche altra considerazione:

1) Quando venne effettivamente chiusa la Chiesa e perché lasciata all’incuria?

2) Dopo tale data si continuò ad officiarvi?

3) La richiesta di finanziamento andò a buon fine?

Alle prime due domande è stato risposto prima. La Chiesa non rimase aperta per ragioni abbastanza ovvie. Tuttavia non si sa neppure se il tentativo andò a buon fine. Non lo si sa perché quando sono state effettuate le ricerche che hanno portato al rinvenimento di tale fascicolo, parte di quel fondo documentario non era disponibile alla consultazione perché in fase di inventariazione. Per cui si auspica una nuova e puntuale ricerca per scovare altre eventuali carte e continuare la ricostruzione dell’intera vicenda.

Tuttavia si ha il sospetto che la storia non andò a finire così bene e forse non si ebbe neppure il tempo di intervenire, altrimenti dopo un lavoro di tale portata (almeno secondo le previsioni) non si riuscirebbe a capisce come mai la Chiesa cadde la sera del 17 novembre 1888 come fa rilevare nella sua storia di Nocera Ignazio Ventura.

Allora come ora Nocera era un paese che si stava via via sgretolando sotto il peso degli anni, dell’incuria e dell’inedia: visse languendo (con poche fiammate) per un altro secolo ancora. Poi lentamente si riaccesse! Ma a che prezzo?

Lo fece ad un prezzo altissimo dovendo rinunciare – se queste sono le premesse – ad un importante pezzo di memoria!

Così accade anche oggi e nessuno se ne rende conto: stiamo continuando a perdere importanti tessere del complesso puzzle del passato, mentre altre le mortifichiamo mistificandole, qualcuna calpestandola anche o insabbiandola.

È quanto mai opportuno ed urgente un risveglio delle coscienze! Ma forse questo è chiedere troppo!

 

Appendice documentaria:

 

Provincia di Calabria Ulteriore Seconda

Distretto di Nicastro

Circondario di Nocera

Comune di Nocera

Esercizio 1852

Perizia che riflette gli accomodamenti necessari a questa Chiesa di Santa Caterina di pertinenza della Pubblica Beneficenza Comunale di Nocera Sudetto.

L’anno mille ottocento cinquantadue il giorno ventisette aprile in Nocera.

Noi Vincenzo Cavaliere sindaco del Comune di Nocera, Presidente di questo pubblico stabilimento di Beneficienza Comunale di Nocera sudetto. Viste le autorevoli disposizioni del signor Sottintendente del distretto del 7 febbraio p.p. n. 478 nelle quali si autoriza periziare la spesa necessaria per la riattazione di questa Chiesa di S. Caterina. Visto l’atto reso da questa commissione sul proposito sotto la data dicesette andato mese. Volendo pertanto mandare in effetto quanto trovasi superiormente disposto abbiamo a noi fatto venire i due periti muratori Pasquale Sirianni e Tommaso Pirri, nonché i due falegnami Antonio Gigliotti e Pasquale Maletta, coll’assistenza del nostro Cancelliere, ci siamo sopra luogo portati ove giunti di unità ai membri di detta commissione, abbiamo comunicato ai detti periti l’oggetto del disimpegno dietro di che essendosi ognun di lro ed a seconda del rispettivo mestiere occupati, ci hanno riferito quanto appresso:

Avendo di nostro ordine e colla vostra assistenza operato tanto al di fuori, che al di dentro questa Chiesa di S. Caterina, vi abbiamo ritrovato necessario di eseguirsi la seguente restaurazione:

  1. Il muro che guarda il mezzogiorno si osserva nella sua base privo dei più pietre cadute, sia per l’antichità della fabrica, sia per tremuoti o altra causa simile. Mottivo questo che ne ha in più punti posta fuori di livello la sua superficie che minacciava rovina.
  2. Questa chiesa offre un soffitto all’antica quale // per lo sculo delle acque sofferte per mancanza de tetti minaccia parimenti crollare.
  3. La copertura osservasi in più punti mancante di tegole e tiggilli, per cui vi si debbono rimpiazzare.
  4. La porta d’ingresso parimenti per la sua vetustà osservasi nella parte di sotto consumata.

A regolarizzarsi tutto ciò vi si richiede:

Fortificazione del muro che guarda il mezzo giorno lungo palmi quaranta, alto palmi settanta vi vuole una … lunga palmi pari a quella del muro esistente, alta palmi venti, larga nella base palmi quattro che diminuendo in proporzione dell’altezza finisce in compagio colla superficie dell’attuale fabrica, conservando la forma e figura di cono dimezzato.

Per attuarsi questo vi si richiede:

  • Calce tomoli 60 e grani 30 al tomolo incluso il trasporto 18:00
  • Arena tomoli cento venti a grani dece il tomolo 2:40
  • Manipoli per preparare la calce di prima mano numero quattro 1:00
  • Pietre canne due a docati quattro la canna 8:00
  • Maestri muratori numero 15 6:00
  • Manipoli sette per l’assistenza e per preparare la calce di seconda mano 1:75
  • Donne per l’assistenza e trasporto delle savurre, acque od altro numero 35 3:50

Sono  40:65

Reparo necessario al soffitto vi vogliono catene n. 4 a sostenerla.

Per ottenersi questo si richiedono:

  • Anti di castagno lunghi palmi otto grossi mezzo palmo quadrati numero 4 0:80
  • Tavole di castagno palmi quindici numero venti 3:00                                       
  • Chiodi numero duecento 0:80
  • Maestri falegnami numero quattro 1:20

Sono  5:20

Si riporta   45:85//

                                                                                                     

Riporto: 45:85

Riparazione della copertura.

Questo richiede

  • Tigilli di Fagio numero cento 1:00
  • Tegole numero trecento 2:40
  • Maestro uno 0:40
  • Donne due per assistere 0:20

Sono  4:00

Per restaurarsi la porta vi vuole:

  • Tavole di castagno palmi due 0:40
  • Chiodi numero cinquanta 0:05
  • Maestro uno 0:40

Sono  0:85

                                                                                                                        Totale           50:60

                                                                                Diritto di perizia         2:00

                                                                             Totale generale           52:60

Questo signori è il risultato della nostra operazione eseguita a seconda delle regole de’ nostri rispettivi mestieri.

Se n’è perciò redatto il presente in triplice per l’ulteriore risulta venendo segnato da noi dal Sindaco Cavaliere e dalla Commissione mentre i periti tanto muratori che falegnami han dichiarato di non saper scrivere.

Il Sindaco

Vincenzo Cavaliere

Fortunato Mauri Consigliere

Nicola Odoardi Consigliere

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